“Non si vive di solo amore… ce vuole anche una carbonara.” Aldo Fabrizi

Per il tempo che sarete qui, “co le cianche sotto ar tavolino”, lasciatevi servire, vi regaleremo un itinerario nei vicoli più stretti della cucina tipica romanesca dove sapore, storia e tradizione popolare la fanno da padroni.

Benvenuti nella cucina di casa nostra.

ORARI DI APERTURA

mattino
dalle 12:00 alle 15:00

sera
dalle 19:00 alle 23:00

Via L. Spallanzani 6, 20129 Milano (ITA)


CHIAMA PER PRENOTARE

+39 02 295 131 69

Milano nun fa' la stupida stasera...

Nei nostri piatti tutto il sapore della vera cucina romana senza compromessi.

Sua Maestà, la Carbonara

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La Gricia

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Il Tortino di mela

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I Carciofi alla romana

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Gli Involtini

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Gli Straccetti

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La Cicoria

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  • La Vaccinara

  • Il Cacio e Pepe

  • L’Arzilla e i Broccoli

  • Ricotta e Visciole

  • I Carciofi alla giudia

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Uno dei piatti che meglio incarna Roma e la sua storia, ricetta povera che oggi si è fatta ricca ma povera rimane. Non si improvvisa, non si inventa, non si arrangia.
La vaccinara si metteva insieme con gli scarti regalati, proprio come la coda. La parola “scarti” vi lascia perplessi? Al primo boccone ogni dubbio sparirà.
La carne, lavata con cura e tagliata in più pezzi, è rigorosamente stufata - non bollita - con il sedano, le carote e l’alloro.

Un tripudio di sapore e sugo a volontà con obbligo di “scarpetta” finale. Diffidate da chi la mangia con la forchetta...

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Pecorino romano e pepe fresco macinato sono gli ingredienti principali, ma la vera maestria, per ottenere un cacio e pepe da manuale, sta nell’assicurarsi l’acqua di cottura perfetta, salata quel tanto che basta, in previsione dell’unione con pepe e pecorino per l’amalgama finale che renderà gli spaghetti cremosi, e scivolosi, il giusto.

Straordinariamente saporiti.

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Per i giorni come il venerdì, detti di “magro”, le massaie del popolino romano usavano recuperare i rimasugli della pasta, venduta sfusa, cuocendoli in un brodo preparato con la razza. Un pesce povero, come tutti gli ingredienti della cucina tipica romana, il cui sapore poco pronunciato richiedeva un arricchimento fatto con il broccolo e una spruzzata di pecorino.

In pochi conoscono questa prelibatezza che, servita calda fumante, oltre a essere gustosa ha un indubbio potere ristorativo.

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Nel ‘550 le guardie papali vietarono il commercio di latticini nel ghetto ebraico di Roma. Ma potevano forse stare senza ricotta in quel quartiere?
La risposta è l’invenzione della crostata di ricotta e visciole, dove la crostata altro non è che il nascondiglio perfetto per contrabbandare in tranquillità il latticino incriminato.

Questa ricetta è sopravvissuta a corsi e ricorsi storici arrivando a noi che, tutto sommato, non possiamo che ringraziare l’editto cinquecentesco per aver fornito un così valido motivo per escogitare una crostata tutta da gustare.

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Nel ghetto di Roma non se la sono mai passata bene.
Isolati e obbligati a fare di necessità virtù in gran parte degli aspetti della vita quotidiana, gli abitanti furono costretti a fare appello a tutta la loro creatività e arte di arrangiarsi. Sulle spalle delle massaie, ad esempio, gravava il compito di mettere in tavola ogni giorno inventando piatti che fossero nutrienti, e appetitosi allo stesso tempo, con quel poco che riuscivano a rimediare. Inutile dire che l'impresa spesso si presentava ardua.

Il largo uso delle verdure, in particolare il carciofo, ne è un tangibile esempio. Rigorosamente della qualità giusta, solo la mammola romana, una volta mondati dalle foglie esterne e fritti in abbondante olio sono una leccornia alla quale resistere non si può.

I vini

Onoratissimi di servire ai nostri tavoli i vini della Tognazza, la tenuta del fu Conte Mascetti.

La passione di Ugo Tognazzi per la cucina è nota e riconosciuta nel nostro bel Paese non solo per i suoi trascorsi artistici, che l'hanno reso popolare, ma anche grazie ai diversi libri di cucina scritti di suo pugno.

Nella sua tenuta, a Velletri, Tognazzi è stato un precursore di quelli che oggi sono chiamati gli agriturismi a km zero proprio perché, prima di tutto, quanto da lui coltivato, e poi trasformato, gli era necessario per assecondare la sua passione enogastronomica.

Oggi la Tognazza è un’azienda vitivinicola di assoluta qualità che produce vini d’eccellenza proprio come se fosse antani...


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